Breve Presentazione

Il borgo di Torriglia si trova in una zona collinare, a 769 m. s.l.m. ai piedi del monte Prelà, nello spartiacque tra il fiume Trebbia e lo Scrivia e il bacino del Lago del Brugneto.

 

Per raggiungere Torriglia basta percorrere per circa 25 km la SS 45 che, lungo il suo cammino fino a Piacenza, accompagna e ammira il Trebbia, regalando anse e scorci meravigliosi.
Il territorio è ricco di boschi di castagno e faggio e ampi pascoli.torriglia_pag1_rid

In estate è meta di vacanza per molte famiglie del vicino capoluogo. Sono numerosissime e sparse    le frazioni che incorniciano il capoluogo: Bavastri, Casaleggio, Obbi, Cavorsi, Costafontana, Costalunga, Costazza, Donderi, Donetta, Fallarosa, Fascia di Carlo, Frevada, Garaventa, Laccio, Marzano, Olcesi, Passo della Scoffera, Pentema, Ponte Trebbia, Porto, Siginella e Vi.

Il territorio fa parte del Parco naturale regionale dell’Antola di cui ospita, presso l’edificio della Torriglietta, in via della Provvidenza, la sede scientifica ed il centro visitatori e CST Alta Via dei Monti Liguri, nonché il Centro di turismo equestre “Mulino del Lupo”.

Un po’ di storia…

Durante il medioevo i paesi della Val Trebbia erano la cerniera tra l’area costiera e le regioni padane, caposaldi di un’autentica “autostrada commerciale”.
Torriglia appare il punto su cui convergevano queste più importanti mulattiere: provenienti dalla Fontanabuona e da tutto il levante, attraverso l’Antola, verso le Valli Curone o Staffora, oppure, attraverso la Val Trebbia, verso Bobbio e Piacenza.

Nel medioevo Torriglia è stata sede dell’importante Abbazia di Patrania, fondata dai monaci di San Colombano prima dell’anno mille e menzionata in un documento del 972 dell’imperatore romano Ottone II.

Il borgo medievale di Torriglia si estendeva a forma di triangolo, con la base nell’attuale Via Roma (Carroggio grande) ed il vertice verso il Castello. Le case, addossate le une alle altre, erano tutte in pietra senza intonaco esterno e con i tetti coperti da ciappe sarveghe.
Sembra inoltre che esistesse una porta e che veniva chiusa di notte o in caso di pericolo, probabilmente collocata nel punto più stretto di Via Roma.

Come accennato, domina il centro storico il Castello dei Fieschi, già ricordato in una bolla pontificia nel 1153, fu a più riprese ingrandito e fortificato. Il maniero fu teatro della storia del paese per diversi secoli, quelli che hanno visto il succedersi di ben tre famiglie alla guida del paese: dai Malaspina ai Fieschi (dal 1250) fino castello_ridai Doria (dal 1547).

 

Nell’attuale Piazza Fieschi si accentrava la vita commerciale del borgo e di tutta la comunità.
Circondata da botteghe, osterie ed officine, durante le grandi fiere annuali di maggio e settembre brulicava di mercanti con il loro bestiame e venditori con i loro banchi.

Sei come la bella di Torriglia: tutti la vogliono e nessuno la piglia!, che in dialetto suona: A Bella de Torriggia: tutti a vêuan, nisciûn a piggia!

 

Questo modo di dire circola da tempo immemore in tutto il genovesato e non solo. Secondo una prima ipotesi pare che l’autentica bella fosse Maria Traverso, morta nel 1902 e sorella di un noto avvocato genovese. Maria veniva a trascorrere qui le vacanze estive, come molta parte della borghesia e nobiltà del capoluogo, e sembra abitasse nel centro storico del paese.

Un’altra teoria porta a pensare che, ancora prima di Maria, Clementina abbia dato il via a questo tradizionale detto. Sembra infatti che la bella Clementina fosse l’amante di Sinibaldo Fieschi.
Qualunque fosse la vera bella, questa leggenda ha avuto da sempre molto seguito e un gruppo di la Bella di Torrigliatorrigliesi decise, una quindicina d’anni fa, di celebrare in qualche modo questa figura che è entrata nella leggenda. Si volle dare dare a questo personaggio leggendario un’identità, perlomeno pittorica: nacque così lo splendido quadro realizzato da Piero Lumachi, che oggi è posto sotto l’archivolto nel centro storico del paese.

La figura della bella, con abiti tradizionali ottocenteschi e ripresa all’interno della sua casa, è contornata da elementi che rievocano la vita contadina del passato: in mano ha una brocca (in dialetto “àmua” ) che era in passato molto usata. Con una capacità di un circa ¾ di litro, era utilizzata di frequente nelle osterie, dove all’oste si chiedeva “un’àmua de vin”.
Il gatto nero ai piedi della bella è il simbolo della piazza dove, probabilmente, si affacciava la sua casa (l’attuale Piazza Fieschi). Sulla seggiola è posata una terrina di legno, che accoglie funghi tipici dei boschi intorno al paese. Il quadro è incorniciato da due montanti d’ardesia, probabilmente provenienti dalla casa di Maria Traverso, con incisioni di melograno, frutto dell’abbondanza.